LA STRANA MORTE DI ALFRED LOEWENSTEIN

Di John Milner

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Sono in pochi oggi a ricordare il Capt. Alfred Loewenstein ma durante i primi decenni del secolo scorso si trattava di un personaggio ben conosciuto. Loewenstein morì a soli 51 anni e, secondo una consuetudine alla quale sembra difficile sfuggire, sulla sua morte si sono intrecciati dubbi, illazioni e pettegolezzi. Per Loewenstein, finanziere internazionale, le circostanze della morte sembravano aver congiurato per costituire l’elemento finale di un “giallo”.
Il banchiere belga, infatti, mentre si trovava a bordo del suo trimotore Fokker F.VIIa/3m, il G-EBYI, aprì la porta della cabina e precipitò nella Manica, mentre l’aereo volava a 1.220 m di altezza tra Londra-Croydon e Bruxelles. Nessuno, da allora, ha mai potuto affermare con certezza se si fosse trattato di un incidente, di un suicidio o di un omicidio.

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Loewenstein (chiamato Capitano a seguito della sua breve permanenza nell’esercito belga) viveva in modo dispendioso ed aveva un aereo passeggeri come suo “executive” personale; il pilota, al momento della tragedia, era Donald Drew, messo a disposizione dalla compagnia inglese Imperial Airways.
Pochi giorni prima della sua morte vi era stato un precedente, quasi fosse un presagio, quando, a maggio, mentre si trovava negli Stati Uniti e stava salendo a bordo del Fokker F.VII (il suo aereo preferito) che aveva preso in affitto, passò soprappensiero sotto l’ala mentre i motori erano in moto e la pala di un’elica gli fece volare via dal capo la bombetta!
Loewenstein salì sul Fokker accompagnato dal suo “staff” (il segretario personale, il maggiordomo e due stenografe) e Bob Little, secondo pilota, salì a sua volta a bordo e chiuse la porta della cabina dall’interno. Tuttavia, il maggiordomo Fred Baxter fu visto aprire nuovamente il portello, balzare a terra per dire qualcosa a qualcuno, e poi rientrare prontamente a bordo. Fu, quindi, Baxter a chiudere la porta ma nessuno seppe dire se l’avesse correttamente bloccata.
Il trimotore, nuovo di fabbrica, aveva la porta d’accesso nella parte posteriore sinistra della cabina, con un finestrino; questa porta dava accesso ad un piccolo vano che aveva sulla parete opposta un lavabo e, a fianco, una porta di legno, attraverso la quale si raggiungeva la cabina principale; nell’estrema coda c’era il bagagliaio, accessibile soltanto dall’esterno. La cabina dei passeggeri era separata dal posto di pilotaggio da una paratia, con una porta dotata di finestrino.
Loewenstein era su uno dei sedili anteriori con il segretario Arthur Hodgson mentre Eileen Clarke e Paula Bidalon erano sui due sedili che guardavano in senso contrario al volo, più verso coda.
Superata la costa inglese, Little diede un’occhiata in cabina, attraverso il finestrino della porta, e notò che il finanziere stava guardando da uno dei finestrini laterali e, cosa insolita, aveva la cravatta ed il colletto allentati.
Secondo il rapporto di Hodgson agli inquirenti, il suo principale, mentre l’aereo era a circa metà del volo (cioè dopo un’ora) si era recato alla “toilette”; non vedendolo rientrare, dopo dieci minuti il segretario bussò alla porta della “toilette” e, non ottenendo risposta, la aprì. La “toilette” era vuota e la porta che dava sull’esterno, con apertura controvento, non era bloccata e muoveva, tenuta vicino alla fusoliera dal solo flusso aerodinamico.
Il segretario avvertì l’equipaggio e Drew prese i comandi e scese di quota, sorvolando l’area nella quale presumibilmente Loewenstein era caduto in mare, ma senza alcun esito. Drew optò per un atterraggio d’emergenza, sulla spiaggia di St. Pol, presso Dunkerque anche se dopo soltanto un quarto d’ora di volo in più avrebbe potuto raggiungere l’aeroporto di St. Inglevert: spiegò la sua decisione affermando che aveva bisogno di raccogliere le idee senza il rombo dei tre motori, prima di essere interrogato dalle autorità francesi.
Drew non sapeva di essere sceso in una zona militare, dove fu trattenuto ed interrogato unitamente al secondo pilota ed ai passeggeri. Il maresciallo del corpo di guardia notò che le due stenografe erano in lacrime, il maggiordomo era terrorizzato ed il segretario sudava abbondantemente. Giunse ben presto un ispettore della Sûreté che non riuscì a nascondere la sua incredulità sulla ricostruzione dell’accaduto ma non prese alcun provvedimento e ritornò al commissariato.
Le autorità francesi dissero che la vittima era belga e volava su un aereo con immatricolazione britannica al momento dell’incidente accaduto al di fuori delle acque territoriali e perciò il fatto non riguardava Parigi.
Come succederebbe anche oggi in un caso del genere, sulla stampa si disse che Loewenstein era assediato dai creditori ed aveva inscenato la sua scomparsa; ci sarebbe stato chi lo aveva visto su un traghetto che attraversava la Manica e chi era convinto che fosse sceso dall’aereo e salito su un’auto che lo avrebbe portato via dalla spiaggia di Dunkerque ma ci fu anche chi disse che fosse fuggito con una
giovane francese ed un pescatore lo vide scendere con il paracadute e salire su uno “yacht”.
La moglie di Loewenstein trovò il colletto duro e la cravatta del marito nella “toilette” ma non la sua giacca né il libro che stava leggendo.

IMG 8374Naturalmente, l’incidente provocò anche un’inchiesta tecnica. La Fokker fece fare un volo a due meccanici su un F.VIIa/3m e i due dimostrarono che non era possibile spalancare la porta in volo e che un uomo solo non avrebbe neppure potuto aprirla.
Drew, mentre rientrava a Londra, manifestò alla stampa i suoi dubbi sulla possibilità di un suicidio o di un incidente poiché il banchiere non avrebbe avuto la forza di aprire a sufficienza lo sportello, smentendo quanto aveva, assieme a Little, dichiarato agli inquirenti belgi e cioè che la porta in volo si poteva aprire con relativa facilità. Alle autorità belghe toccava dichiarare la morte “ufficiale” della vittima ma, altrettanto pilatescamente di quanto avevano fatto i francesi, dissero che se si fosse trattato di un atto criminale sarebbe stato comunque compiuto da cittadini non belgi al di fuori del territorio belga.
Il 12 luglio ci fu un test convincente da parte del Maj. J. P. C. Cooper dell’Air Ministry che, a bordo del G-EBYI in volo, assestò alla porta una spallata, riuscendo ad aprirla per non più di 15 cm, insufficienti al passaggio di una persona; immediatamente, il flusso aerodinamico ed il vento delle eliche fecero richiedere la porta. Assicurato con una fune all’interno dell’aereo, il Maj. Cooper fece un nuovo tentativo e riuscì soltanto ad infilare un piede nell’apertura, sentenziando che Loewenstein non avrebbe mai potuto cadere all’esterno avendo aperto la porta sbagliata all’uscita dalla “toilette”.
Il 19 luglio un peschereccio recuperò il corpo del finanziere, in avanzato stato di decomposizione; non vi era un tasso alcolico anormale né nulla che fosse riconducibile a qualcosa di differente dai traumi causati dalla caduta: nessuna traccia di veleno né segni di violenza.
Nessuna delle spiegazioni che si possono dare di questa strana morte è del tutto convincente, anche se si deve ammettere che tutte sono accettabili… Ci sono delle “anomalie”, come del resto ci sono sempre in ogni morte sospetta, anche perché il fato sembra divertirsi a disseminare indizi fuorvianti: perché il comandante non avvertì per radio dell’incidente l’aeroporto più vicino? Perché decise di atterrare presso Dunkerque su una spiaggia, senza dichiarare un’emergenza? Perché, unitamente al suo secondo, rilasciò pareri così discordanti sulla facilità o difficoltà di aprire la porta in volo? Sono tutte domande destinate a rimanere senza risposta.

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