1.000 GIORNI SULLA GERMANIA

Di Corrado Barbieri

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Tutto cominciò a CasablIMG 8241anca, Il 21 gennaio 1943, quando Winston Churchill per l’Inghilterra e Franklln Delano Roosevelt per gli Stati Uniti firmarono un documento destinato a decretare, non tanto la fine della Luftwaffe, quanto la fine dell’intero Terzo Relch.

Il documento riguardava i bombardamenti da compiere sulla Germania, quel bombardamenti che la RA.F. andava effettuando sin dall’ormai lonta­no 1940, e ai quali l’ U.S.A.A.F. aveva cominciato a partecipare solo da qualche mese, ma che per il momento avevano dato scarsi risultali .

Già dal 1939, allo scoppio della guerra, la Gran Bretagna si era trovata di­nanzi al dilemma del miglior sistema per vincere col mezzo aereo la Germania. La premessa era chiara: per piegare Il nemico, non era sufficiente sconfiggerlo in battaglia, bisognava anche distruggergli le rìsor­se industriai, senza le quali il suo esercito si sarebbe fermato. 

Questo  significava bombardarle dal cielo, ma per conseguire lo scopo occorreva in primis un’adeguata forza aerea, e che fosse in grado di colpire con la massima precisione possibile gli obiettivi scelti. La Gran Bretagna   non solo non pos­sedeva né il numero di velivoli necessari a raggiungere questo fine, né gli strumenti ( come congegni di punteria, radar a bordo , ecc.), ma al momento non aveva nemmeno una   “ filosofia di impiego”.

Nacque così quella teoria che avrebbe piu tardi preso in inglese il nome di « area bomblng », e che In italiano venne piu o meno  resa con l’espressione di « bombardamento a tappeto»· Se ai bombardieri della R.A.F. era quasi impossiblle colpire con esattezza un determinato obiettivo industriale, se quei bimotori e quadrimotori spesso avevano; come rnassimo della precisione, la caduta delle bombe a 7-8 chilometri dall’obiettivo, non restava altra risorsa che portarsi di notte – esclu­sivamente di notte, per sfuggire il più possibile alla  reazione della caccia e delle artiglierie contraeree – sulle grandi citta’ industriali e, individuato e segnalato con certi accorgimenti il “ nocciolo” dell’obiettivo, procedere a un bombardamento indiscriminato, con lo scopo triplice di distruggere le industrie, gli obiettivi militari e al contempo seminare la morte tra la popolazione civile, fiaccando anche la volontà di resistenza del fronte interno.

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Un discorso sugli aspetti morali di questa teoria  porta ovviamente  all’atto terroristico vero e proprio, per cui non ci sono altre parole, d’altronde Hitler non se n’era certo fatto scrupolo…e i comandi della RAF scelsero proprio quella soluzione. Il grande propugnatore fu l’Air Marshal Sir Arthur Harris, poi perfettamente ridenominato “il macellaio della RAF “ .

Assurto al comando supremo del Bomber  Command il 22 febbraio 1942, egli non  mise molto tempo nel passare dalla teoria alla pratica. L’ 8 marzo 1942 infatti faceva eseguire su Essen un bombardamento dal triplice scopo: collaudare i nuovi radar « Gee » installati a bordo dei bombardieri, collaudare la funzionalità del  fumogeni da far cadere sul «nocciolo» dell’ obiettivo  come indi­catori e collaudare l’efficacia, tanto distruttiva quanto segna­latrice, degli spezzoni incendiari. Al bombardamento dì Essen seguirono poi, il 28 marzo e li 17 aprile, quelli di Lubecca e di Rostock, ehe ebbero un certo successo e incoraggiarono il Bomber Command a proseguire nella strada intrapresa.

Per continuare però sarebbe occorso un numero di bombardieri ben superiore di quanto la R.A.F. al momento possedeva .Harris tuttavia voleva dare a ogni costo la dimostrazione conclusiva della validità dell’ « area bombing », e si prodigò in ogni modo per radunare una forza di mille velivoli da mandare sulla Germania. Ci riusci’ andando a raccattare aerei e piloti ovunque, persino nelle scuole di addestramento, dove « coscrisse » istruttori e allievi ancora privi di brevetto; la notte del 30 maggio, da decine di aeroporti inglesi decollava cosi’ una flotta di 1.046 bom­bardieri . Era l’operazione « Millennium », dalla quale Colonia, nel giro di poche ore, usci’ semidistrutta, fatta eccezione per la cattedrale, che fu abilmente risparmiata…

Se il grande bombardamento di Colonla fu la dimostrazione che Harris procedeva inesorabilmente nel suo intento, mettendo  da parte ogni considerazione umana e nell’attenersì unicamente alla logica della guerra (quella logica per cui secondo Moltke, bisogna fare ciò che si può , e non ciò che si dovrebbe), fu anche per Hitler e i capi nazisti un primo scos­sone alla loro presunzione di invulnerabilità e di invincibllltà.

Quel  bombardamento fu, e per molto tempo restò, uno sforzo eccezionale, un ‘ impresa isolata, che la R.A.F., per materiale mancanza di mezzi, non era in grado di ripetere. Per tutto il resto del 1942 l’offensiva aerea alleata doveva segnare  il passo.

Nella notte tra il 21 e Il 22 giugno la R.A.F. aveva colpito duramente, con un complesso di 705 aerei , la ·città di Krsfeld, al confine con l’Olanda e nell’agosto seguente erano comparsi in scena gli americani con le loro Fortezze  dedicandosi agli obiettivi militari tedeschi nella Francia occupata, in particolar modo alle basi dei sommergibili, ma nel complesso si trattò di  azioni di modesta portata.

IMG 8256Da cui pero’ conseguì un nuovo aspetto : una netta divergenza di vedute tra R.A.F. e U.S.A.A.F. circa la questione del bombardamento notturno (so­stenuto dagli inglesi ) e di quello diurno (sostenuto dagli ame­rlcani).

Una divergenza risolta proprio alla conferenza di Casablanca. L’obiettilvo principale delle forze aeree alleate – affermava Il documento firmato da Churchill e da Roosevelt – consisteva nel distruggere e nello scardinare il sistema mllltare, industriale ed economico tedesco, nonché nel minare il morale del popolo germanico a tal punto da indebolirne la capaciltà di resistenza armata. L’ordine di priorità dei bersagli da colpire, inoltre, sarebbe stato il seguente: 1. i cantieri per la costruzione dei sommerglbili; 2. le industrie  aeronautiche; 3. le reti ferroviarie e le altre vie di comunicazione; 4. gli impianti petroliferi; 5. le altre industrie belliche,

Un documento cosi congegnato è chiaro che lasciava mano llbera a tutti : gli inglesi avrebbero potuto tranquillamente continuare con la loro “ area bomblng “ notturna, e glì amerlcani avrebbero potuto dedicarsi, sen­za ulteriori polemlche, ai bombardamenti diurni, prendendo dì mira obiettivi  ben precisi e dellmitati. Il  connubio delle due teorie venne denominato “ Combìned Bomber  Offensive”. 

Nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1943, gli inglesi condussero la leggen­daria impresa del “ guastamento “ delle dighe’ di Mohne, Eder e Sorpe, met­tendo in atto la cosiddetta “battaglia della Ruhr” con una serie di violente incursioni su Essen, Wuppertal, Oberhaus , poi il 28  giugno, furono di  nuovo  su Colonia. 

Si trattò in realtà di attività per così dire di preludlo, tanto che, dopo l’ incursione compiuta su Aquisgrana il 13 luglio. la R.A.F. si concesse una pausa di qualche giorno prima di passare all’ offensiva in grande stile.

La ripresa delle azioni  fu segnata dall’operazione Gomorra , l’apocalittica serle di bombardamenti di Amburgo tra il 24 lugllo e li 2 ago­sto 1943. Ma per comprendere bene li senso di questa operazione, oc­corre fare un passo  indietro, alla battaglia  d’Inghilterra, nel 1940, quando i tedeschi ancora  non avevano ancora attribuito soverchia importanza al radar. Poi, rapidamente, si erano accorti del proprio errore ed erano corsi ai ripari . Nel luglio 1940, il Generalleutnan Joseph Karnmhuber, nominato capo dell Nachtjagd, la caccia notturna, appena assunta la carica si era dato alacremente a predi­sporre tutta una linea difensiva di stazìoni radar, dalla Dani­marca, lungo le coste tedesche, olandesi e belghe,fino  alla Franoia. Questa barriera di radar, nota col nome di Hlmmelbett, letto a baldac­chino, serviva – con un sistema  di segnalazioni incrociate  – da una parte ad avvistare i bombardieri nemici in avvicinamento, dall’ altra a guidare, con  precisione estrema, i caccia notturnl della Luftwaffe  contro i bom­bardieri. In altre parole, i radar Freya e Wurzburg erano “ gli occhi di gatto” che penetravano il buio della notte a favore dei Me 110, dei Fw 190  e degli Ju 88 notturni.

24 e il 25 luglio 1943 : nella sala operativa del comando della 2a Flieger Division, a Stade, accadde un fatto strano, poco dopo mezzanotte, sul grande schermo riproducente la Germania, 

comparvero le luci che indicavano  l’arrivo di un’ondata di bombardieri nemici, per quei giorni, la normalità, ma poi le luci, anziché spostarsi, rimasero ferme. Era nato il sistema per accecare i radar!

IMG 8247Gli aerei inglesi lasciavano cadere molte migliaia 

di striscioline metalliche, di lunghezza  pari a metà di quella delle onde dei radar di avvistamento. Sugli schermi tedeschi, una miriade di punti che avrebbero potuto essere aerei, ma che non erano. Volendo contarli, apparivano come 11.000 velivoli in arrivo! L’avevano battezzata “ Window”, finestra. La guerra elettronica entrava nella storia dell’umanità. E per Amburgo iniziò una settimana di orrori mai vissuti. Era la cosiddetta “ tempesta di fuoco”, che ebbe luogo la notte tra il 27 e il 28 luglio. Le bombe incendiarie piovvero sulla città a tonnellate, creando una temperatura tale per cui si creava un sistema di fortissimi venti e correnti ascensionali in grado di far incendiare qualunque materiale, e con una durata di ore, o meglio di giorni! 

I morti furono 50.000 . Una pratica che mesi dopo dovevano usare largamente gli americani sul Giappone, anticipando il livello di distruzione e morte degli ordigni nucleari. 

Ai tedeschi non restò che studiare un rafforzamento di tutta la linea di avvistamento radar, iniziare a tarare diversamente le loro apparecchiature e schierare una più potente caccia notturna . Fu studiata anche una tattica denominata “Wilde Sau”, cinghiale selvaggio, ideata dall’Asso Major Hajo Harmann, secondo cui i caccia si portavano sulla zona, illuminata dagli incendi  e dai riflettori, ad alta quota, in modo che le silhouettes nere dei bombardieri si stagliassero sulla luce, per poi scagliarsi contro .

 

ENTRANO IN AZIONE L’8a E LA 9a AIR FORCE

 

Se, nel mettere in atto la Combined Bomber Offensive, la R.A.F. aveva già conseguito, come abbiamo visto, risultati tangibili, ben presto entrarono in azione – sebbene con minore fortuna iniziale – anche la 8a e la 9a Air Force americane. Ostacolare la ripresa della Luftwaffe significava colpire le industrie petrolifere e le fabbrìche di cuscinetti a sfere: le prime, per far mancare il carburante, le seconde per bloccare la costruzione di nuovi aerei. Cosi, la mattina del 17 agosto, 146 Fortezze Volanti B-17 si diressero verso Regensburg, sede di fabbriche della Messerschmitt, dalle quali usciva il 50 % dei caccia tedeschi, e altre 230 puntarono su Schweinfurt, massimo centro di produzione dei cuscinetti. In questo periodo, l’aviazione statunitense non disponeva ancora di caccia a largo raggio che accompagnassero e proteggessero i bombardieri nei lunghi raid. La scorta dei caccia veniva effettuata solo per un certo tratto, dopo di che i quadrimotori restavano soli e dovevano prose­guire fino all’obiettlvo facendo affidamento  esclusivamente sulle proprie armi di bordo.

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Queste, per essere  efficaci,  richiedevano che i bombardieri procedessero in formazione estrema­mente serrata, secondo un ben preciso scaglionamento, orizzontale e ver­ticale, di cìascun velivolo. A tale formazione gli americani diedero il nome di “box”, scatola. l piloti da·oaocia tedeschi escogitarono tuttavia rapidamente diverse tecniche con cui rompere le formazloni avversarie, infiltrandosi tra un aereo e l ‘altro. Cosi’, quella mattina, le Fortezze dovettero procedere sino all’obiettivo sotto gli assalti reiterati, instancabili, dei caccia tedeschi. 

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L’esito delle due in­ cursioni ebbe un valore piu che altro nominale, perche’ i risultati  fu­rono in realtà’ pessimi:  a Regensburg  furono abbattuti 24 bombardieri, a Schweinfurt ne andarono perduti 36, e 100 tornarono alla base gravemente danneggiati .

Il tentativo di annientare Schweinfurt fu ripetuto due mesi dopo, il 14 otto­bre, e ne risultò una tra le piu’ feroci e cruente battaglie aeree di tutta la guerra. Partirono 291 bombardieri, e 60 non fecero ritorno.

Morirono 1.500 aviatori americani, giovani  ormai addestrati, che sarebbe stato faticoso so­stituire. Quanto ai tedeschi, persero solo 35 caccia. Per l’U.S.A.A.F.  fu il suo “Black Thursday”, li giovedi nero. Ciònonostante, le distruzioni provocate dai B-17 furono tali che i tedeschi cominciarono subito a disperdere la dislocazione delle fabbriche di cuscinetti a sfere.    

Dopo Schweinfurt furono  gli americani a dover imporsi una pausa per riorganizzarsi a far riposare gli equipaggi. E a questo punto, quasi come in una corsa a staffetta, fu la R.A.F. a entrare di nuovo in azione in modo  massiccio. 

Il 3 novembre 1943, Churchill auto­rizzava Harris a dare inizio alla « battaglia di Berlino». Il comandante su­premo del Bomber Command si proponeva di distruggere la capitale tedesca “da cima a fondo” e dichiarava la propria convinzione che, impe­ gnando nell’operazione la maggior parte dei suoi bombardieri, Halifax  e Lancaster, la Germania avrebbe capitolato entro l’aprile del ’44. Naturalmente si sbagliava. La battaglia cominciò la notte tra il 18 e Il 19 novembre, con un’incursione cui parteciparono 444 aerei, e l’esito fu più che soddisfacente: solo 9 Halifax non tornarono alla base. Nel mese di novembre, le incursioni furono 3; in dicembre, 4, e le operazioni si protrassero sino alla fine del marzo 1944. Halifax e  Lancaster venivano preceduti dai nuovi, veloci caccia Mosquito, che agivano da pathfinder, apripista ,che provvedevano a illumi­nare i bersagli con i bengala . Gli inglesi  disponevano ora a bordo dei radar l’HS2 , che consentivano di “vedere” l’obiettivo anche con cattivo tempo, cioè sotto la coltre delle nuvole. 

Per i tedeschi quella di Berlino fu una battaglia quanto mai ardua, combattuta con una determinazione e un valore senza precedenti da parte dei piloti. La tattica della caccia fu, ancora una volta, quella del  cinghiale selvaggio, tuttavia se i cieli erano annuvolatì, le luci non illuminavano piu i bombar­dieri nemici, che apparivano ai Messerschmitt e ai FocKe Wulf come vaghe ombre contro il tappeto delle nuvole, reso lattiginoso a opalescente dalle luci e dagli incendi sottostanti.  Nonostante la loro grandissima abilità ed esperienza, e i mille trucchi che sapevano mettere in atto, i piloti tedeschi condussero una lotta impari e le perdite subite risultarono superiori a quelle inflitte alle forze alleate, che si aggiudicarono la battaglia di Berlino. 

Tuttavia, contro le previsioni di Harris,  e per  quanto possa sembrare strano, l’inverno 1943-44 fu un periodo in cui la Luftwaffe diede prova d’essere più forte che mai ! E se gli americani­ risolvevano·il problema della scorta al bombardieri mettendo in linea  prima il potente P-47 Thunderbolt e poi il brillantissimo P-51 Mustang, la produzione aeronautica te­desca toccava, miracolosamente, punte impensabili : 17.490 vellvoll  nel 1943, contro i 15.055 del 1942 ! Inoltre stava per entrare in scena il più sorprendente velivolo che il mondo si aspettasse , il primo vero jet operativo, il Me 262 .

In campo americano dominava invece  l’insod­disfazione per i risultati sino a quel momento conseguiti dall’U.S.A.A.F. E venne ritenuta necessaria una radicale riorganizzazione di tutto l’apparato, con  la creazio­ne delle United States Strategic Air Forces In Europa, al comando del General Carl A. Spaatz. 

Del  nuovo organismo facevano parte l ‘ 8a e la 9a Air Force operanti dall’lnghllterta, e la 15a Air Force operante dall’Italia. La parola d’ordine trasmessa a questo punto·dal Generale Arnold, comandante supremo di tutte le forze aeree americane, era semplice e inequivo­cabile: distruggere la Luftwaffe dovunque e comunque, nel cieli, al suolo e nelle fabbriche. Cosi, nonostante i segni di ripresa, l’anno 1944 si apriva per l’aviazione germanica come un anno di ulteriori, disperati sforzi. La Luftwaffe, forte del veterani reduci dalla Russia, dal Mediterraneo e da tutti i téatri in cui la Germania ormai non poteva piu combattere, non venne meno alle sue tradizioni di coraggio, abilita’ e spirito di sacrificio: si trattava di un ultimo, energico sussulto. Da quel momento il ritmo dei combattimenti si fece serratissimo, esasperato. L’ 11 gennaio, 800 bombardieri americani attaccarono, scortati dalla caccia, le industrie  aeronautiche di Oschersleben, di Braunschweig, di Halberstadt e di altri centri, azioni in cui  i tedeschi abbatterono 53 quadrimotori. Gli equipaggi statunitensi, al ritorno, affermarono da parte loro di aver distrutto 292 caccia nemici. Pur essendo una cifra quasi certamente esagerata, era pur sempre una sconfitta tedesca. 

Il 21 gennaio, la R.A.F. bombardo’ Magdeburgo e fu la prima di una nuova, sanguinosa serie di scontri che dovette sostenere : su 648 bombardieri decollati, 55 precipitarono in fiamme. I tedeschi persero per contro  solo  7 caccia, anche se su uno di essi mori’ uno dei suoi più’ brillanti Assi della  caccia notturna, il principe Sayn-Wittgenstein, vittima di un  Mosquito, dopo aver abbattuto 5 quadrimotori. 

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IL GIORNO DELLA SCELLERATEZZA

Quanto gli anglosassoni si siano dati da fare per nascondere la “ scelleratezza di Dresda” lo si è compreso appieno da non molti anni, visto che si sono curati non solo che il resoconto dell’attacco apparisse il meno possibile su tutte le loro pubblicazioni storiche, ma che operarono attivamente perché spesso non fosse addirittura trattato anche dalle pubblicazioni dei paesi cosiddetti “ alleati”.  Ciò da’ le dimensioni di una malafede che sta a pari con quella  follia omicida, assolutamente ingiustificata, che mosse l’ordine di distruggere una città di totale irrilevanza militare e di causare un numero di vittime enorme. Naturalmente il tutto passava dal macellaio della RAF, quell’ Harris che abbiamo visto costantemente all’opera. 

Dresda era rimasta fuori dal raggio dei bombardieri alleati fino all’autunno precedente. Non vi si trovavano installazioni militari, ne’ industrie legate alla produzione bellica.

Ma la follia distruttiva che ormai animava pressoche’ tutti i belligeranti, si era già impadronita anche dei capi delle forze aeree alleate, in special modo quelle britanniche, nelle quali probabilmente non maturava solo lo spirito di vendetta per quanto aveva operato la Luftwaffe negli anni precedenti sull’Inghilterra, ma la rabbia impotente di chi vedeva sfaldarsi un impero con la consapevolezza che non sarebbe mai più risorto.

L’incursione fu pianificata per il 13 febbraio, per essere condotta congiuntamente da U.S.A.A.F. e RA.F.,la  prima con 1.350 B-17 e B-24 , la seconda con 800 bombardieri tra Lancaster e Halifax. La RAF di notte anticipo’ di 12 ore l’attacco americano ,rovesciando sulla città 1.478 tonnellate di bombe esplosive e 1.182 di bombe incendiarie che crearono, come avvenuto ad Amburgo, una tempesta di fuoco con temperature che raggiunsero i 1.500 gradi e crearono correnti calde ascensionali in grado di far alzare alla quota di 8.000 m ,come testimoniato da un equipaggio americano, ogni genere di materiali comprese travi di legno! 

Circa le perdite civili, la forbice di stime  e’ molto ampia, ma per certo si trattò di una cifra compresa tra le 25.000 e le 35.000. D’altronde la direttiva dei comandi, fin dalla conferenza di Casablanca era stata “ concentrare gli attacchi sul morale della popolazione civile nemica, soprattutto dei lavoratori dell’industria” …

Decenni dopo, senza aver trovato ragioni valide per un attacco  così’ ingiustificato a una città che ospitava migliaia di profughi, donne, vecchi e bambini, si e’ scritto  che i sovietici in avvicinamento avevano richiesto agli alleati attacchi alle linee di comunicazione nella Germania orientale, linee che transitavano anche da Dresda…

 

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L’OFFENSIVA AUMENTA DI INTENSITA’

In quegli stessi giorni, sempre la R.A.F.  fu autrice anche dell’attacco più violento che Berlino avesse mai sublto: 891 bombardieri sganciarono sulla città oltre 2.500 tonnellate di bombe. Il crescendo contìnuo’ sino al 25 febbraio, quando inizio’ quella che passerà poi alla storia dell’ U.S.A.A.F. come la “Big Week», la grande settimana. Quella mattina, le Alpi vennero sorvolate da lunghe formazioni di B-17 e B-24 Liberator provenienti dall’Italia. Erano i quadrimotori della 15a Air Force, che andavano a colpire di nuovo le fabbriche Messerschmitt a Re­gensburg. Un’ora più tardi, sullo stesso obiettivo, arrivavano  i bombardieri della 8a , provenienti dall’Inghilterra, scortati dai Mustang, per i quali quello rappresento’ il volo piu lungo mai compiuto. Altre formazioni dell’8a nel mentre andavano a colpire Augsburg, Stoccarda e Francoforte : una giornata senza precédenti nella storia della guerra aerea ; sulla Germania rombarono più di 2.000 aerei, decollati da basi lontane migliala di chilometri l’una dall’altra.

Quell’inferno durò sino al 25 febbraio, e in quell’arco di poco meno di una settimana i velivoli americani, con un totale di circa 3.800 sortite per i bombardieri e di 4.300  per i caccia, paralizzarono centri industriali la cui produzione rappresentava il 70 % dei caccia monomotori e Il 75 % dei caccia bimotori della Germania. All’operazione, denominata Argurnent, stavolta presero parte anche i bombardieri della R.A.F., che Harrls, forse pure obtorto collo, aveva accettato di far collaborare con gli americani.

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Ma il buon esito della “Big Week” per contro aveva richiesto  il suo prezzo. Se alla fine dell’offensiva i capannoni in cui si era per lungo tempo fabbri­cato uno dei più  famosi caccia del mondo, il Me109, erano ridotti a un cumulo di macerie, quello stesso Me 109 e i suoi compagni d’arme avevano letteralmente azzannato li nemico con rabbia implacabile : il 24 febbraio, la III Jagddivlslon, di base a Franken, e la XXVII, di base in Austria, dimostra­rono che la caccia tedesca non aveva ancora abbassato la guardia : fu abbattuto un un totale di 49 bombardieri; 11 giorno dopo, quando due ondate d’avanguar­dia americane s’incontrarono sopra Regensburg, l’8a e la 15a Air Force ci rimisero 65 macchine. Il 25 febbraio, in una gior­nata limpidissima, i caccia tedeschi abbatterono 33 bombardieri prove­nienti dall’Italia, e altri decollati dalla Germania centrale e settentrionale impegnarono duelli mortali con i Mustang. Tuttavia, a conti fatti, la “Big Week” aveva raggiunto lo scopo: qualche giorno dopo, quando i ricognitori sorvolarono la zona, tornarono alle basi con fotografie che dimostrarono inequivocabilmente le distruzioni effettuate. 

I bombardamenti dell’operazione Argument crearono sgomento nelle alte sfere della Luftwaffe, tuttavia per loro le cattive sorprese non erano ancora finite. Il 4 marzo, l’aviazione americana torno’ a bombardare Berlino di giorno, e stavolta scortata dai Mustang e fu il peggior segno premo­nitore della fine che i tedeschi potessero avere.

Due giorni dopo, il 6 marze, e ancora l’8, formazioni di oltre     1.000 quadrimotori colpirono reiteratamente Berlino, e l’offensiva si protrasse su tutta la Germania sino alla fine del mese. 

Il  30 marzo ebbe luogo  il bombardamenio di Norirnberga : un’altra decisione del “ macellaio del Bomber Command “ Harris. Dopo Dresda, polverizzare un’altra grande città, prima che Il    comando operativo del suo comando passasse ad Eisenhower, notoriamente uomo di altra  natura. Quan­do le ondate di bombardieri britannici varca­rono la soglia dei cieli tedeschi, si scatenò subito, e infuriò per ore, quella che tu la più grande battaglia aerea notturna della seconda guerra mondiale. l radar tedeschi avevano localizzato le formazioni nemiche ancor prlma che sorvolassero la Manica, e i caccia della III Nachtdivi­sion si erano tempestivamente  levati in volo per intercettarli  lungo la rot­ta, molto prima che raggiungessero l’obiettivo. A peggiorare le cose per gli inglesi, la notte era limpida, consentendo cosi molta più visibilltà al difensori, e venti forti  avevano sparpagliato le formazioni. Ma la somma disgrazia fu che gli incursori  della R.A.F. passarono proprio sulla verticale del faro radar «Ida», quello che guidava i caccia tedeschi e questi ebbero buon gioco nell’avventarsi sul nemico, facendo cadere in fiamme un bombardlere dopo  l’altro. Agli attacccanti restavano ancora 400 km prima di raggiungere Norimberga e durante quel percorso altre divisioni di caccia notturni – 200 aerei  in tutto – arrivarono  come sciami da tutte  le parti della Germania: la Il  dal nord, la l da Berlino, la VII dal sud. Per i vellvoll del Bomber Command fu un massacro . Così, quando alla fine gli aerei britannici giunsero sull’obiettivo, le loro formazioni erano talmente scompigliate, sia dal vento sia dagli assalti della caccia tedeschi, che li bombardamento venne eseguìto confusamente e con scarsissirma efficacia.    

Norimberga fu per Harris un incontestabile fal1imento: l’uomo sadico che aveva pensato di porre fine alla guerra mediante il mezzo drastico  dell’ « area bombing», non solo vedeva finire la sua ultima impresa in modo miserando, una débàcle che minacciava addirittura di travolgere tutto il Bomber Command. 

Per Ia  Luftwaffe la battàglia di Norimberga costitui’ una netta, chiara vittorìa, l’ultima : per gli uomini della Nachtjagd era il canto del cigno.

Altre battaglie, altri scontri,  aItri duelli li attendevano ; altri assi – Meurer, Lent, Nowotny – sarebbero morti, e altri – Schnaufer, Hartmann, Galland – sarebbero sopravvissuti per ricordare con    orgoglio o con rabbia. Il destino della Luftwaffe si suggellava assieme a quello di tutto un apparato militare, un suggello che poneva la parola fine  alla guerra in Europa. Agli Alleati, i vincitori, ora restava da chiudere la partita con il Giappone, nell’Oceano Pacifico e a quel punto, anche le follie  del “ macellaio della RAF “ sarebbero apparse ben poco di fronte alle decisioni “ atomiche” ! 

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