LOTTA DI TITANI NEI CIELI RUSSI
Di Corrado Barbieri
Era una tiepida notte di prima estate: quella tra il 21 e il 22 giugno 1941. Alle ore 23, le linee telegrafiche di collegamento tra Berlino e i comandi dei tre gruppi d’armate tedeschi schierati a oriente trasmisero uno strano messaggio: “Dortmund – Mohn – Kresse – Aster – Aster…” .. In cifra, questi nomi costituivano il segnale d’avvio dell’operazione «Barbarossa», cioè dell’invasione dell’Unione Sovietica. Era l’inizio di quell’offensiva a oriente che Hitler meditava almeno da un anno, e di cui aveva dato il preannuncio ufficiale ai suoi generali sin dal 14 giugno. Era l’inizio di uno scontro che, non solo in terra, ma anche in cielo, col protrarsi del tempo avrebbe assunto le proporzioni di una lotta di titani.

I capi della Luftwaffe, compreso lo stesso Goering, quand’erano stati messi al corrente del piano del dittatore, avevano cercato in vario modo di oppor¬visi: una guerra che si ampliava su due fronti diametralmente opposti sarebbe stata catastrofica per la Germania, così come era già avvenuto nel 14-18, ma contro le “decisioni finali” del Fùhrer non c’era voce, non c’era ragio¬namento che potesse valere. E cosi, subito dopo la mezzanotte, centinaia di equipaggi germanici salivano a bordo dei loro Heinkel 111 e degli Stuka con i motori già avviati, per andare a colpire di sorpresa gli oltre 60 aeroporti nemici che si trovavano nel loro raggio d’azione.
Secondo fonti ufficiali sovietiche, alle 1,30 di quella stessa notte, Stalin compiva il tentativo di avvertire i comandanti supremi delle forze armate russe che l’attacco da parte della Germania era imminente, ordinando nel contempo che prima dell’alba tutti gli aerei deIla VVS dislocati negli aeroporti a occi-dente fossero sparpaglìati e camuffati, e che tutti i reparti si mettessero in stato d’allarme. Tuttavia quegli ordini, oltre che essere tardivi, dovevano subi¬re ulteriori ritardi nel giungere a destinazione, e quando i nugoli di aerei di ben quattro Luftflotten arrivarono su una fascia di aeroporti sovietici che si estendeva dal Mar Baltico al Mar Nero, gli aerei con stella rossa erano li’ sull’erba, pronti ad essere distrutti.

Numericamente, allo scoppio delle ostilità le forze della VVS erano assai superiori a quelle della Luftwaffe. Le cifre precise variano da fonte a fonte, ma grosso modo, si può dire che i russi disponessero, tra bombardieri, caccia e ricognitori, di 10.000 velivoli, mentre i tedeschi schieravano sul fronte orientale appena 2.500-3.000 aerei in tutto.
D’altra parte, benché fosse già da qualche tempo in piena fase di riorganizza¬zione, l’Aeronautica russa presentava ancora numerose deficienze: in primis, la maggioranza dei velivoli di cui disponeva era dì tipo ormai vecchio e a volte vecchissimo, e i nuovi caccia MiG- 1, MiG- 3, Yak- 9 e Lavochkin La- 3 avevano appena cominciato a giungere ai reparti; in secondo luogo, sia il personale volante sia quello di terra possedevano un ‘ esperienza bellica molto inferiore a quella ormai acquisita dai tede¬schi; infine, e soprattutto, l’Aeronautica russa era considerata, e quindi strutturata, puramente come una branca dell’esercito, in stretta fun¬zione del quale doveva agire, senza godere della benché minima autonomia, fatto che la poneva in condizioni di netto svantaggio rispetto alla ben più indipendente e dinamica Luftwaffe.
C’erano poi interferenze del Partito Comunista, che finivano col risultare controproducenti.
L’attacco tedesco fu progettato e condotto a termine con un tempismo e un’efficienza irreprensibili. Ripetendo la tattica della “blitzkrieg”, in quel primo assalto all’alba furono ancora gli Stuka che si buttarono urlando sulle loro facili prede, mentre i bombardieri in quota si spingevano oltre, a colpire basi nemiche piu lontane. Il tutto mentre i Me 109 e 110 davano il loro apporto distruttivo mitragliando a volo radente i vecchi Polikarpov I-15 e I- 16, i bombardieri Tupolev SB-2 e llyushin DB-3, tutti schierati sui campi in buon ordine, quasi fossero pronti per una parata aerea ! Qualche unità sovietica tentò di improvvisare una resistenza, ma si tratto’ di azioni sporadiche . Vicino a Brest-Litovsk, per esempio, un nucleo di caccia fu bombardato e annientato proprio mentre gli aerei erano lanciati nella corsa di decollo.

Poi, superato il primo momento di shock, l’opposizione sovietica cominciò a farsi sentire, dando prova, sin dalle prime battute, di quello spirito di coesione e di sacrificio del popolo russo in quanto tale, in cui Hitler non aveva mai voluto credere. Se i caccia tedeschi erano prodigiosamente veloci, i Polikarpov li superavano spesso in manovrabilità e robustezza. In ogni caso l’operato della VVS risultò per mesi puramente difensivo.
Perché la situazione cominciasse a dare segni di rovesciamento, occorreva attendere l’autunno, e quando venne, l’Aeronautica russa manifestò i primi sintomi concreti di ripresa. Bisogna considerare infatti che l’Unione Sovietica era già a buon punto nel portare le sue fabbriche aeronautiche al livello di quelle degli altri belligeranti, e inoltre le aveva trasferite oltre gli Urali, al riparo degli attacchi tedeschi. Nel contempo, nei campi siberiani, si stava addestrando un grande numero di uomini .
L’effetto di questa situazione cominciò a farsi sentire in particolare durante l’assedio di Leningrado, quando, l’Vlll Fliegerkorps tedesco non riuscì a dispiegare la sua consueta forza di penetrazione. Anche i bombardamenti “ di prestigio” su Mosca e altri importanti centri, piano piano scemarono, semplicemente la Luftwaffe non poteva permettersi perdite inutili.
Le cose avevano già preso questa piega negativa per i tedeschi quando sopraggiunse l’in¬vemo russo, oltretutto piu’ rigido del solito : Wehrmacht e Luftwaffe si trovarono bloccate alle porte di Mosca. E inizio’ la controffensiva russa, che si protrasse fino al marzo 1942.
A quel punto per la Luftwaffe si tratto’ di sforzi e di sacrifici durissimi, mentre i sovietici cominciavano a ottenere i primi successi dì rilievo. Basti pensare all’assedio di Demyansk, piccola cittadina a metà strada tra Mosca e Leningrado, nella quale rimasero in¬trappolate 6 divisioni, che la Luftwaffe dovette rifornire con una disperata operazione di ponte aereo, il primo da loro effettuato durante il conflitto.
L’offensiva russa continuo’ sino all’aprile 1942, poi arrivo’ la stagione più propizia per l’invasore, che riprese l’avan¬zata, questa volta verso sud, con lo scopo di raggiungere i giacimenti petroli-feri del Caucaso.
Dopo aver conquistato la Crimea in giugno ed essersi assicurati la tran¬quillità sul fianco meridionale, i tedeschi diedero inizio all’offensiva cauca¬sica. L’avanzata si avvalse dell’appoggio di 1.500 aerei, contro i quali l’opposizione sovietica fu quasi inesistente, dal momento che i russi consideravano molto più importante il fronte centrale, dove mantennero – commettendo un errore – gran parte delle loro forze aeree.
Il 6 luglio i tedeschi raggiunsero il Don a Voronez e piegarono verso sud-est.
In quest’occasione la Luftwaffe, e piu precìsamente l’VIII Fliegerkorps comandato dal Generaloberst von Richtofen, ebbe modo an¬cora una volta di dar prova della sua forza, con intense operazioni di sostegno alle unità corazzate in rapida avanzata . In capo al 10 agosto, le truppe d’avanguardia penetravano in profondità’ sul fianco meridionale, e le prime pattuglie raggiungevano la periferia di Stalingrado.
Nella lotta che si accese intorno e dentro la città – forse la più violenta, sanguinosa, tragica e determinante di tutto il conflitto – in un primo tempo i tedeschi ebbero la meglio, poi lentamente e inesorabilmente la guerra di intenso attrito iniziò ad avere i suoi effetti anche sulla Luftwaffe. L’epilogo della battaglia di Stalingrado e’ noto a tutti, tanto quanto l’illusione di Hitler di risollevare la situazione con un impossibile ponte aereo, un’operazione del tutto irrealistica, folle. Il Fuhrer ormai era entrato nella fase delle fantasie e si ostinò a credere che il miglior mezzo di difesa fosse ancora l’attacco. Cosi’, cinque mesi piu tardi la Luftwaffe, priva man mano degli elementi più validi, inviati a Occidente a contrastare le ondate di fortezze americane, fu scagliata nuovamente in battaglia.
E siamo a Kursk.
A cavallo tra il fronte centrale e il fronte meridionale, i tedeschi si incunea¬vano nel territorio tenuto dai russi con un “dente”, un saliente denominato , dalla città che vi stava al centro, Orel; sotto questo cuneo, i russi, a loro volta, s’inserivano nel territorio tenuto dai tedeschi, con il saliente di Kursk. I russi, che erano ormai da tempo in fase di costante avanzata, progettavano di chiudere con una manovra a tenaglia il sa¬liente tedesco; ma anche a Hitler venne l’idea di compiere, in senso in¬verso, questa mossa! cercando di chiudere i sovietici con una tenaglia la cui ganascia superiore – la 9a Armata della Wehrmacht – doveva muovere da Orel verso sud, e quella·inferiore – la 4a Armata Panzer – da Karkov verso nord. Il 1° luglio 1943 il Fuhrer convocò i suoi generali a Rastenburg e ordinò loro di dare inizio all’operazione “ Zitadelle “ entro quattro giorni. Si avviava in tal modo la piu grande battaglia di corazzati di tutti i tempi, dove, anche in questo caso come già a Stalingrado, le opposte aviazioni avrebbero avuto una parte di primissimo piano. La Luftwaffe concentrò nella zona tutti i velivoli che poté racimolare in loco, in patria e negli altri teatri in cui era impegnata. Negli aeroporti intorno a Orel si trovava la 1a Fliegerdivision, con un totale di 700 aerei, il cui compito era di appoggiare la 9a Armata, mentre a sud, intorno a Belgorod e a Karkov, a far da sostegno alla 4a Armata Panzer, era confluito l’VIII Fliegerkorps, forte di un migliaio di veli¬voli.
Oltre ai Me 109, agli Fw 190, ai bombardieri medi Ju 88 e agli immancabili Stuka, qui in versione con i pod subalari dotati di cannoni da 37 mm,
la Luftwaffe schierava ora anche il discusso Henschel Hs 129, bimotore supercorazzato armato con varie combinazioni di cannoni a partire dai 30 mm. Di fronte ai circa 2.000 aerei tedeschi, tuttavia, l’Aeronautica russa aveva radunato la 1a, la 4a e la 168 Armata Aerea, oltre al Reggimento Aereo franco-sovietico « Normandie », per un totale di ben 10.000 velivoli !
La battaglia cominciò il 5 luglio, alle ore 3,30. Nei 5 aeroporti intorno a Karkov gli aerei della Luftwaffe erano assiepati, pronti al decollo, quando i radar tedeschi avvistarono grosse formazioni sovietiche in avvicinamento. I tedeschi non ave¬vano preso alcuna precauzione per tenere nascosti i piani dell’operazione. Per l ‘intelligence sovietico, aiutato tra l’altro da quello inglese, era stato abbastanza facile venire a conoscenza dei parti¬colari dell’offensiva. Nei due mesi precedenti l’attacco, i russi aveva¬no cosi’ potuto radunare le forze terrestri e aeree necessarie alla controffensiva. Per la Luftwaffe fu un momento quasi di panico, ma a Mikoyanovka, i cacciatori dello Jagdgeschwader 52 non si persero d’animo e decollarono immediatamente a intercettare la flotta aerea ne¬mica, e altrettanto fecero, da Karkov, i caccia dello Jagdgesch¬wader 3.

Pochi minuti dopo, sul cielo di Karkov infurio’ la piu accanita battaglia aerea di tutta la campagna di Russia: i Me 109 e i Fw 190 dei due Geschwader irruppero tra le formazioni russe e ovunque fu un crepitio di mitragliatrici, un preci¬pitare di aerei in fiamme, un manovrare frenetico di bombardieri russi per sottrarsi agli attacchi e andare avanti per eseguire la loro missione. Alla fine, i tedeschi ebbero il sopravvento, e i sovietici dovettero battere in ritirata. Il primo round della battaglia aerea di Kursk-Orel si chiudeva a favore della Luftwaffe e anche nei giorni successivi i tedeschi poterono vantare successi sia in cielo che in terra. La loro avanzata nel saliente fu di una quindicina di chilometri grazie a un sostegno tattico da parte della Luftwaffe ottenuto al ritmo di 3.000 sortite il giorno ! Ma le sortite sovietiche stavano toccando anche punte di 5.000 !
Nel mentre giunse a Hitler la notizia dello sbarco alleato in Sicilia e la grande operazione “ Zitadelle “ subì’ un rallentamento : l’occupa¬zione di Kursk, obiettivo primario, non fu raggiunto, e l’iniziativa, anche sul fronte orien¬tale, passo’ ai sovietici, che il 15 luglio sferrarono il contrattacco . I tedeschi non rimasero chiusi nella nella sacca di Orel, ma furono costretti a ritirarsi.
Le due aviazioni si stavano prodigando senza risparmio e quella sovietica in appoggio ai corazzati raggiunse anche le 10.000 sortite al giorno! Alla Luftwaffe, tra il 19 e il 21 luglio, andò il merito d’aver impedito che il saliente di Orel si trasformasse in una nuova, più terribile Stalingrado, dopodiché’ fu una sorta di costante declino : alla fine dell’anno la VVS avrebbe potuto dispiegare una potenza di 12 armate aeree, pari a più di 100 divisioni, con oltre 10.000 aeroplani.
I piloti della Luftwaffe, e tra essi i più formidabili Assi di ogni tempo, sarebbero stati richiamati rapidamente in patria, dove li attendeva la difesa della Germania dalle ondate sempre più massicce di bombardieri anglo¬- americani, un’impresa di portata ancora maggiore!
