DA MOTORISTA A PILOTA
Gli italiani possono fare anche questo !
Di Marco Mattioli
E’ il gennaio 1941, nel deserto le forze britanniche avanzano verso ovest,Tobruk cadrà di lì a poco. La nostra Regia Aeronautica li martella con i bombardieri S.79 Sparviero. Durante il rientro un S.79 della 54a squadriglia/47* gruppo/15* stormo e’ costretto ad un atterraggio di fortuna, all’interno della strada costiera, nei pressi di El Agheila, a causa di avarie e di alcuni colpi ricevuti dalla contraerea britannica. Giudicato riparabile, non si vuole lasciarlo cadere in mano al nemico, e d’altra parte necessita per essere recuperato di un motore con cui sostituire quello in avaria e interventi al carrello e alla gondola ventrale.
Ma le forze italiane sono in piena crisi e agire con le truppe in ritirata e poco tempo a disposizione e’ realmente difficile. Nonostante questo, viene incaricato dell’ operazione di recupero del velivolo il Sergente Maggiore Motorista Ferruccio Morettin, a capo di una squadra di cinque uomini. Individuato l’aereo e giunti sul posto, i sei uomini iniziano un lavoro che forse non avrebbe intrapreso sulla base nemmeno una squadra attrezzata di tutto punto. Più che altro vengono infatti usate…le mani e una volonta’ di ferro di non lasciare al nemico uno dei preziosi “ Gobbi “ di cui tanto gli italiani hanno bisogno. Un problema non da poco e’ anche costituito dal probabile avvistamento da parte degli inglesi, che con poche mitragliate avrebbero potuto spazzare via tutto.
L’intento della squadra e’ di sollevare completamente il bombardiere e porlo su fusti vuoti di benzina per poterci lavorare adeguatamente. Un lavoro massacrante da eseguire giorno e notte ( al chiarore lunare), con brevi soste per bere e mangiare qualche galletta secca… Sette interminabili giorni e notti di lavoro che vengono momentaneamente interrotti solo dall’intervento del Tenente Ramorino, proveniente dalle forze che si stanno velocemente ritirando sotto la pressione inglese. L’ufficiale da’ istruzioni categoriche di accelerare i tempi e assicura che e’ in arrrivo un pilota per portare alla base il velivolo. Qualora, data la situazione, non riesca a raggiungerli, l ‘ ordine e’ di distruggerlo col fuoco. Trascorrono altri quattro giorni, durante i quali ormai si odono distintamente i boati delle artiglierie inglesi in avvicinamento, e Morettin si rende conto che i lavori stanno procedendo con assoluta efficienza e perfezione.
Tuttavia aumenta anche lo stato d’ansia per il pilota che non arriva. Ma ecco un’altra visita, li raggiunge un automezzo italiano in ritirata con a bordo bersaglieri e un ufficiale superiore da’ ordini a Morettin di far partire l’aereo o bruciarlo. Gli inglesi ormai sono molto vicini. Dopo quel lavoro infernale e col bisogno di aerei che aveva la Regia, Morettin non se la sente di mollare e gli passa per la mente l’unica idea possibile: pilotarlo lui! Motorista, ha avuto, in volo due o tre volte e per qualche minuto, i comandi dell’S.79, grazie a piloti compiacenti…per il resto e’ l’aereo che conosce si’ in dettaglio come le sue tasche, ma non e’ un pilota! E un aereo deve decollare e atterrare!….
I sei uomini si guardano tutti in faccia…e la decisione e’ presa. Morettin mostra sicurezza, confessera’ poi che l ‘impresa lo aveva entusiasmato . I motori funzionano perfettamente, qualche balzo di troppo…ma l ‘aereo si stacca da quel terreno maledetto, puntando su Misurata.
Sorvolata in due ore la Sirte, Morettin esegue l’usuale mezzo giro per accertarsi della direzione del vento, poi si abbassa e a terra pensano a quel punto si tratti un pilota ferito o ubriaco! Il tutto si conclude con un’imbardata di 180 gradi e l’arresto dei motori, ma i sei uomini e lo Sparviero sono salvi.
Con fierezza Morettin consegna l’S.79 all’ incredulo comandante della base . Per tutto questo viene elogiato, decorato con medaglia d’argento e promosso. A noi oggi viene da dire “ …però questi italiani eh!? “
